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Qualunque genitore desidera proteggere il proprio figlio dai pericoli, dalle sofferenze, dalle frustrazioni, perfino dai piccoli disagi della quotidianità , nella convinzione che “il bambino non deve soffrire”. Ma per quanto legittimo sia questo istinto, spesso non spinge i genitori a lavorare sulle reali fonti di sofferenza dei figli, bensì a ingabbiarli in stili di vita iperprotetti, nevrotici e stressanti, all’interno dei quali i piccoli sono impossibilitati a sperimentare le proprie potenzialità e i propri limiti.
Sballottati da una parte all’altra, prima a scuola e poi tra mille attività pomeridiane, i bambini instaurano inoltre con i genitori un rapporto irreale e scarsamente educativo, nell’ottica che il poco tempo passato insieme non possa essere trascorso a discutere. Entrambi questi aspetti, a cui si aggiunge una certa tendenza dei genitori a favorire nei figli l’arroganza e la furbizia nella speranza di renderli capaci di primeggiare e di farsi rispettare, creano un mix esplosivo che tramuta i piccoli angioletti in veri e propri tiranni in casa, incapaci però di confrontarsi con le complessità del mondo esterno.
Per aiutare i genitori a comprendere e a scardinare questi meccanismi, Paolo Sarti analizza le situazioni tipiche del rapporto genitori-figli e propone l’unica soluzione possibile: che i genitori assumano veramente il proprio ruolo e le proprie responsabilità di educare e trasmettere ai figli valori e cultura.