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Il giardino di Bloomsbury
Virginia, Nessa, Leonard, Duncan, Quentin.
E poi Maynard, Bunny, Carrington, Lytton.
Mariti e mogli, amanti e ancora amanti.
Ma soprattutto amici. Gli amici si chiamano
(quasi sempre, quasi tutti) per nome: e dunque
in questo romanzo troverete pochissimi
cognomi. Il nodo della storia è la straordinaria,
affascinante, libera complessitĂ dei legami
che hanno unito quegli amici – e la finezza
e la molteplicitĂ dei loro talenti, dalla letteratura
all’editoria alla pittura all’economia – in un
luogo e in un tempo. Il luogo è Charleston,
a un centinaio di miglia da Londra che diventa
il cuore campagnolo di Bloomsbury. Il tempo
– il picco del tempo – è delimitato dalle due
guerre, ed è il tempo migliore della vita
di quegli amici, quando sperimentano, giocano,
s’innamorano, litigano, si separano e finiscono
per ritrovarsi sempre lì. Nel giardino di
Bloomsbury, nelle stanze della dimora
che assumono le forme e i colori degli Omega
Workshops, e all’aperto, dove tra rose
e margherite i bambini intrecciano i loro giochi;
in cucina, tra pasti frugali e improvvisati e cene
fastose in cui qualcosa va storto, ma si finisce
per riderne; nei salotti informali che vibrano
di chiacchiere sciocche ed elevatissime.
Non c’è bisogno di citarli, quei cognomi omessi
dal narratore che impagina il suo racconto di
Charleston tra due visite che sono anche due
momenti di vita: è tutto chiaro. Avremmo voluto
esserci anche noi, però possiamo leggerne,
e immaginare.
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Originale: $23.22
-65%Il giardino di Bloomsbury—
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Description
Virginia, Nessa, Leonard, Duncan, Quentin.
E poi Maynard, Bunny, Carrington, Lytton.
Mariti e mogli, amanti e ancora amanti.
Ma soprattutto amici. Gli amici si chiamano
(quasi sempre, quasi tutti) per nome: e dunque
in questo romanzo troverete pochissimi
cognomi. Il nodo della storia è la straordinaria,
affascinante, libera complessitĂ dei legami
che hanno unito quegli amici – e la finezza
e la molteplicitĂ dei loro talenti, dalla letteratura
all’editoria alla pittura all’economia – in un
luogo e in un tempo. Il luogo è Charleston,
a un centinaio di miglia da Londra che diventa
il cuore campagnolo di Bloomsbury. Il tempo
– il picco del tempo – è delimitato dalle due
guerre, ed è il tempo migliore della vita
di quegli amici, quando sperimentano, giocano,
s’innamorano, litigano, si separano e finiscono
per ritrovarsi sempre lì. Nel giardino di
Bloomsbury, nelle stanze della dimora
che assumono le forme e i colori degli Omega
Workshops, e all’aperto, dove tra rose
e margherite i bambini intrecciano i loro giochi;
in cucina, tra pasti frugali e improvvisati e cene
fastose in cui qualcosa va storto, ma si finisce
per riderne; nei salotti informali che vibrano
di chiacchiere sciocche ed elevatissime.
Non c’è bisogno di citarli, quei cognomi omessi
dal narratore che impagina il suo racconto di
Charleston tra due visite che sono anche due
momenti di vita: è tutto chiaro. Avremmo voluto
esserci anche noi, però possiamo leggerne,
e immaginare.


